Seminario: “Materia Soffice, il lato morbido della fisica”

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Molti dei materiali della vita quotidiana (plastiche, colle, vernici, creme, saponi) e dei materiali stessi della vita (cibo, tessuti e fluidi biologici) hanno un carattere ‘morbido’: non hanno la struttura ordinata, le proprietà elettro-magnetiche e la durezza dei solidi inorganici (metalli, semiconduttori, minerali) ma neppure la completa uniformità e fluidità dei liquidi semplici. La materia soffice è costituita da oggetti elementari di dimensioni comprese tra qualche nanometro e qualche micron le cui interazioni sono deboli e condizionate sia dalle fluttuazioni termodinamiche che dalle forze esterne. La capacità di organizzarsi spontaneamente in strutture debolmente ordinate e rispondere agli stimoli esterni, siano essi meccanici, elettrici o chimici, è la chiave della ‘morbidezza’ di questi materiali, utilizzata in moltissime applicazioni industriali e – al massimo grado di perfezione a noi noto – negli organismi viventi.

Illustreremo alcuni esempi di materiali soffici, in particolare cristalli liquidi, anfifili, polimeri e sistemi colloidali, introducendo concetti generali quali la rottura spontanea di simmetria e l’auto-assemblaggio che, basandosi sulla termodinamica e la meccanica statistica, aiutano a comprendere fenomeni e oggetti di complessità crescente.

Il seminario è rivolto ad un pubblico vario e prevede delle piccole dimostrazioni.

Dott. Bruno Zappone

Seminario: “Uso(i) della verità tra logica, filosofia e scienze”

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Uno dei nodi centrali che troviamo da un lato nei singoli sviluppi della riflessione sulla (e nella) logica, in filosofia e sulle (e nelle) scienze, dall’altro lato nello sfumare di queste discipline – campi, linguaggi – è quello che si concretizza nella declinazione del termine (oggetto?) verità. Declinazione singola o plurale? Un problema che, forse, ammette differenti risposte o, ancora, non ne ammette nessuna? Descrivere non solo la verità, ma l’uso – gli usi – della verità non è di così semplice risoluzione. Certo, all’interno di ogni singolo approccio e di ogni singola descrizione, concretizzazione di posizioni differenti, la risposta non può che essere una e una sola, ma quale tensione è possibile riscontrare tra queste? C’è un qualcosa di fisso che le tiene insieme e permette una qualche forma di dialogo? Tutti questi interrogativi risultano centrali all’interno della analisi della conoscenza e delle sue declinazioni logiche, filosofiche e scientifiche. Quello che proponiamo di descrivere sarà un percorso, un uso di verità, alla luce di una serie di contributi a prima vista eterogenei, ma alla fine delineanti una processualità di ricerca che si declina in un habitus che emerge dallo sfumare del logico, del filosofico e dello scientifico.

Dott. Alfredo Givigliano

LA VERA VIRTUOSITA’ E’ L’ISTRUZIONE PUBBLICA

Nelle ultime settimane il clima tra gli atenei del meridione si è surriscaldato attorno al decreto in materia di assunzioni del 9 agosto targato MIUR a firma del ministro Maria Chiara Carrozza (DM 713/2013).

Gli scudi delle università del sud si sono levati contro la sperequazione che il nuovo meccanismo distributivo dei PO (punti organico) determina tra questi atenei e quelli del nord che ne risulterebbero avvantaggiati.

Non serve entrare nel merito della selva burocratica che, a partire dal 2009 con la circolare Masia, ha fatto si che all’università i conti non si facciano in euro ma in PO, per comprendere quanto il si­stema universitario italiano si stia soffocando di carta nella speranza che quest’ultima possa miglio­rare la situazione.

I fatti sono semplici. E la “questione meridionale” c’entra ben poco.

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Docenze dal 2008 al 2012. Ufficio statistiche del MIUR

Dalla legge 133 del 2008 volontà politiche ben precise hanno bloccato il naturale meccanismo di compensazione dei pensionamenti (turn over). Questo non senza responsabilità da parte di quegli ambienti accademici teorici della virtuosità economica.

Così il numero dei professori in servizio nelle università italiane, stando alle statistiche ministeriali, è sceso di tredici punti percentuali in meno di cinque anni e questo prima della Carrozza. Nonostan­te a scendere siano state pure le iscrizioni degli studenti, questo ha comunque portato ad avere 1 solo professore per 18 studenti, con importanti ripercussioni sulla qualità della didattica. Stando ai dati rilevati dall’organizzazione per lo sviluppo economico e per la cooperazione (OECD) nel suo studio “Education at a Glance” pubblicato nel 2012, nell’area G20 peggio di noi solamente Indonesia, Sud Africa, Belgio, Slovenia e Repubblica Ceca. Questi paesi hanno già ricominciato ad investire sulla formazione. Noi? Stando all’ultima legge di stabilità, fermeremo la discesa lentamente per tornare a poter rimpiazzare tutti i pensionati dell’anno precedente solamente fra cinque anni. In soldoni: i professori continueranno a diminuire fino al 2018 per poi restare pochi per sempre.

Di fatto, la natura iniqua dei meccanismi di distribuzione dei PO alle università, non è una novità del duemilatredici. Gli atenei sono identificati come virtuosi o meno secondo criteri di bilancio sin dall’1 gennaio del 2009.

Purtroppo, per essere chiari, siamo costretti ad entrare nel merito.

Nel tempo che ci separa dal 2008 la normativa che decide cosa sia o non sia virtuoso ha fatto veloci passi in avanti e su questo bisogna porre la giusta attenzione. All’indicatore di virtuosità “classico”, quello di Mariastella Gelmini, il tecnico Profumo ne ha affiancato un secondo che, per l’entusiasmo con cui è stato accolto un po’ da tutti, pare avere tutte le carte in regola per sostituirlo. Il primo con­siste, banalmente, nel minimizzare il rapporto tra spese per stipendi e fondo statale per il funziona­mento ordinario, il secondo è un po’ meno immediato, ma altrettanto ridicolo; viene denominato in­dicatore di stabilità economico-finanziaria (ISEF).

Secondo l’ISEF dei tecnici: se spendi poco sei virtuoso, se riesci ad accaparrarti progetti nazionali sei virtuoso, se alzi le tasse agli studenti sei virtuoso.

Se prima era virtuoso chi accettava col sorriso i tagli del governo traducendoli, con ebete automati­smo, in licenziamenti e riduzione dell’offerta formativa, oggi il virtuosismo consiste nel saper tra­sformare tutti gli atenei dando loro la stessa connotazione: didattica per i pochi studenti che possono permettersela e ricerca finalizzata alla soddisfazione delle volontà ministeriali del momento (ora crescita istantanea del PIL). Questo indipendentemente dal ruolo e dai bisogni territoriali per cui ognuno dei circa 60 atenei Italiani è nato.

In sostanza, ad oggi, i governanti d’Italia sembrano gli unici in Europa a credere che l’alta formazio­ne di tutti i loro elettori e non solo non sia un fattore di sviluppo economico.

E’ vero che alzare il livello medio di conoscenza di una società non deve necessariamente portare a maggiori introiti e ad una maggiore produzione. Per alzare il PIL sarebbe meno problematico avere a disposizione persone ubbidienti comandate da una élite accomodante, selezionata nei propri vivai, piuttosto che milioni di cittadini che grazie al diritto alla formazione fanno crescere la loro consapevolezza e le loro capacità.

Ma la crescita incondizionata e il profitto non sono il criterio da utilizzare, dovrebbero esserlo invece le necessità dei cittadini e dei territori.

L’Università della Calabria ne è la lampante dimostrazione. In una terra di confine come la nostra e come molte altre ce ne sono, non solo al sud, la ricaduta sociale di una Università va ben oltre la crescita economica.

Da qui bisogna partire per risollevare le sorti di tutti gli atenei Italiani. E’ necessario che questo dica tutta la comunità universitaria italiana, a partire da quella dell’UniCal. Rinnegando quella politica che ci vuole oggi in ginocchio ad elemosinare la giusta disparità di trattamento, tra i virtuosi di secondo livello e noi virtuosi semplici ed a sperare, ancora una volta, che dalle pagine delle future normative non prendano forma nuovi e più temibili mostri.

Non permettiamo al blocco del turn-over di portare al collasso il sistema universitario italiano. Manteniamo il finanziamento attuale e portiamo i livelli di ricambio docente a prima della scellerata riforma Gelmini.

Il blocco del turn over deve finire adesso!

Ma questo non basta. Crediamo che si debba investire nell’istruzione pubblica e per ciò risanare gli effetti che il turn over ha avuto sulle nuove assunzioni negli ultimi cinque anni (dalla legge 133 del 2008).

Vogliamo un piano di rifinanziamento che recuperi i tagli degli ultimi anni!

I criteri e i finanziamenti con cui si deve misurare la crescita dell’istruzione pubblica devono venire da un reale confronto all’interno di ogni ateneo tra tutti gli studenti e i lavoratori. Solo con una trasformazione “partecipata” si può uscire da questa situazione di crisi.

 Tutta la comunità universitaria deve decidere cosa è virtuoso!

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Seminario: “Ontologia e metafisica in fisica”

 

“In riferimento alla filosofia tradizionale, parlare di ontologia e metafisica in fisica risulta decisamente una eresia. Tuttavia, da alcuni decenni, una gran parte della ricerca filosofica moderna tende a concedere alle scienze la possibilità di fare ontologia e una qualche sorta di metafisica. Uno dei limiti imputabili alle scienze sarebbe il carattere particolare delle categorie fondamentali delle entità materiali, cui si riferiscono le scienze. Lo scopo del seminario, partendo dalle posizioni degli attuali filosofi, è di mostrare che le categorie fondamentali delle entità della fisica, già in ambito classico, sono molto generali. Inoltre, analizzando il pensiero della fisica classica, si cerca di definire “la metafisica” che sarebbe sottesa nella ricerca scientifica svolta in ambito fisico. Si analizzerà anche il mutamento delle regole d’inferenza, quando la scienza del probabile assunse lo status di conoscenza scientifica. Almeno come status epistemologico.”

Prof. Giovanni Falcone

Applicazioni di modellistica numerica nella fisica dell’atmosfera

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Il seminario ha lo scopo di illustrare alcune applicazioni di modellistica numerica per lo studio di fenomeni atmosferici. L’atmosfera è un sistema caotico e turbolento e il set di equazioni differenziali non lineari che descrive il moto delle masse d’aria (equazioni della fluidodinamica di Navier-Stokes) non ammette soluzioni esatte. A dispetto di ciò, negli ultimi anni le simulazioni con modelli matematici hanno raggiunto elevati livelli di affidabilità, grazie al costante miglioramento delle condizioni iniziali e al contorno e grazie allo sviluppo di adeguati schemi di parametrizzazione fisica.

Saranno trattati aspetti di base sull’atmosfera e sui fenomeni ad essa connessi, e mostrati alcuni prodotti di modellistica numerica per analisi a diverse scale spazio-temporali, sia per la ricostruzione di eventi particolari che per le previsioni meteorologiche ad alta risoluzione.

Dott. E. Avolio

Registrazione: Breve storia dell’esplorazione spaziale

L’esplorazione spaziale è un eclatante esempio di come, l’innovazione scientifica, sia una delle più potenti armi su cui un governo, in tempi difficili, possa contare. Dalla globale competitività bellica che crebbe durante la Guerra Fredda, nacquero un mucchio di nuovi giocattoli (come missili, satelliti e navicelle spaziali) coi quali ingegneri e fisici poterono liberamente svagarsi, giustificando il proprio divertimento con i frutti che questo portava all’immagine di uomini dal ricco portafogli come Krushev e Kennedy.
Al culmine dell’affannosa e dispendiosa corsa allo spazio, mondo occidentale ed orientale seppero “stringersi la mano”, con Apollo e Sojuz, lì dove l’uomo, da sempre, sognò di spingersi.
Un traguardo che ispirò non solo una comunità scientifica, ma tutta la società del tempo, entrando finanche dalle orecchie dei giovani grazie al rock dei Pink Floyd.
Il Prof. Zimbardo, col suo caratteristico senso dell’umorismo ed il suo immancabile rigore, ci accompagna attraverso storia e progresso in occasione del primo della nuova stagione di seminari, stimolando saggiamente il suo pubblico sul tema portante del ciclo stesso: perché fare ricerca?

Seminario: LO FO’ PER PIACER MIO, MA E’ MEGLIO SE SERVE anche ALLO ZIO

Una vita nella materia soffice. Una materia che è stata l’ultima ad essere studiata sistematicamente dai fisici perchè è la materia della vita con tutte le sue complicazioni: è composta dalle stesse molecole dei gas e dei solidi ma è diversa, ha altre proprietà con notevoli difficoltà di modellizzazione: le leggi dei solidi valgono poco, quelle dei gas per nulla,
esteticamente meravigliosa da vedere al microscopio, non è facile da capirne le “anomalie”. Ma poi dall’acqua alle membrane cellulari è quella che ci è più presente intorno e utile.
E’ una “fisica” che supera le barriere disciplinari e risale alla “scienza” della natura, dove i fisici giocano il ruolo dei conduttori del gioco, ma dove debbono essere presenti anche chimici, biologi, ingegneri.
La conoscenza della materia soffice comporta anche la possibilità di modificarla e di utilizzarla, un imperativo categorico: se si può si deve provare. Casi ed esempi.
Se la fisica può/deve essere anche utile, quali prospettive potremmo immaginare che possiamo creare partendo dalla fisica per noi “calabresi” .